RotoTom: un esperimento unico

Francesco Sicheri

Francesco Sicheri

Mi chiamo Francesco e tutti i giorni ascolto, leggo e scrivo. Da più di tredici anni mi occupo di giornalismo musicale, sul web e sulla carta. Oggi scrivo per GasTube, e sono editor per Guitar Club e Drum Club. Da poco ho lanciato il mio podcast, "Frank Talks", nel quale parlo di musica, di libri, e di passioni, e lo faccio con tanti ospiti interessanti.

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Che tamburo particolare, il RotoTom. Si tratta di un vero e proprio pezzo di storia della batteria, ma ancora oggi troppe persone lo ritengono qualcosa di relegato esclusivamente ad un determinato periodo storico. Oggi, in collaborazione con Strumentimusicali.net proviamo a sfatare questo mito, e parliamo un pochino della storia del RotoTom!

Prima di iniziare vi ricordiamo che se avete dei suggerimenti riguardo a degli argomenti o degli strumenti che vi piacerebbe vedere testati sul canale non dovete far altro che dare una sbirciata nel vasto catalogo di Strumentimusicali.net e poi comunicarcelo tramite i commenti dei video oppure in direct su Instagram!


Cos’è il RotoTom?

Per molti è “il tamburo che ruota su sé stesso”, ed in parte è effettivamente così. Per altri è il tamburo di Time dei Pink Floyd, ed anche questo è vero. Ma da dove arriva questo tamburo così particolare? Da molto lontano. Per la precisione dai primi anni ’20 del ‘900.

Seppure il RotoTom abbia segnato la storia della batteria tra gli anni ’70 ed ’80, le sue origini risalgono agli esperimenti di George Robinson, il quale nel 1923 brevetta un timpano sinfonico in grado di tendere la pelle tramite ruotando su un grosso perno centrale. Questo permetteva alla pelle di essere tesa e accordata facendo ruotare il tamburo su sé stesso. L’idea è buona ma non prende subito il largo, cosa che invece farà attorno agli anni ’60.

Nei 60ies REMO brevetta il suo Tunable Practice Pad, e Michael Colgrass decide di sfruttarli per la prima sinfonia di Rhapsodic Fantasy. In quell’occasione è Albert Payson a realizzare i 15 tamburi necessari all’esecuzione della sinfonia, e lo fa combinando la struttura del Tunable Pad di REMO con la struttura rotativa dell’Expando Bongo di Ludwig… e la ricetta di base per i RotoTom è fatta. Nel 1968 REMO lo presenta ufficialmente nel proprio catalogo nelle misure 6″, 8″ e 10″.


Qual è il suono del RotoTom?

Se chiedete a molti batteristi, pochi di loro sapranno descrivervi a parole quello che è il vero e proprio carattere sonoro del RotoTom. Ci proveremo con qualche esempio come riferimento, ma soprattutto prendendo in analisi le caratteristiche tecniche che compongono questo particolare tipo di tamburi.

Basix RotoTom Set 6", 8", 10"

Anzitutto serve dire che il RotoTom è un tamburo privo di fusto. Verità molto scontata, direte voi, ma in realtà non molto. Pensare al RotoTom come ad un tamburo privato dei suoi fusti ci può aiutare a comprendere meglio, ed a disegnare nella nostra mente quella risposta sonora che definisce in modo così specifico questo tipo di tamburo. Un normale tom, come quelli che già abbiamo all’interno del nostro kit, riesce a “emettere” il proprio suono soprattutto grazie alla risonanza del corpo all’interno della cassa armonica del fusto. Questo non può accadere con un RotoTom che pertanto – per natura – sarà un tamburo dall’anima sonora più “immediata”, aperta, e dalla risposta al colpo molto veloce.

Cobham, Mason, Collins e molti altri….

Questo tipo di identità sonora ha fatto sì che il RotoTom andasse ad interessare quei batteristi che volevano aggiungere al proprio kit un tamburo in grado di creare degli accenti dettati principalmente dal pitch della pelle.
Variare il tipo di pelle montata sul RotoTom permette ovviamente di variare ulteriormente la tipologia di risposta sonora, e nella storia della batteria ci sono stati moltissimi esempi che potremmo richiamare. Phil Collins, Louie Bellson, il già citato Nick Mason, ma anche Billy Cobham, che oltre al canonico RotoTom si è cimentato con l’uso del Pitch Pedal RotoTom (il quale permetteva di variare l’intonazione della pelle tramite l’uso di un pedale).

Insomma, il RotoTom è qualcosa di molto diverso da ciò che ci aspettiamo da un normale tamburo, e pertanto può essere un considerato ancora oggi un buon modo per aggiungere varietà sonora al nostro kit.


Acquistare dei RotoTom: come scegliere?

Come potrete immaginare si sono susseguite molte “versioni” del RotoTom, ed il mercato è ancora oggi ricco di varianti. Per semplificare il nostro discorso abbiamo pensato di puntare ad un prodotto di casa Basix, e nello specifico ad un set da tre. Il Basix RotoTom Set 6″, 8″, 10″, si può dimostrare un buon punto di inizio per chi vuole aggiungere questo tipo di sonorità al proprio kit.

Se, ad esempio, come molti state cercando di ricreare quelle atmosfere al limite del tribale che caratterizzano l’intro di Time dei Pink Floyd (da The Dark Side of The Moon), allora con questo set base di casa Basix potreste avvicinarvi già abbastanza facilmente al vostro obiettivo.

Basix RotoTom Set 6", 8", 10"

Il Set Basix è composto di tre tamburi nei diametri 6″, 8″, e 10″, ovvero le tre dimensioni standard per quanto concerne i RotoTom. Inoltre arriva già equipaggiato di supporto regolabile in altezza così da poter essere piazzato al meglio all’interno del nostro “ecosistema batteristico”. Si tratta di un set entry level di buona qualità che al costo di €159,00 svolge il suo compito più che egregiamente, e che – in ogni caso – può sempre fungere come ottima base per futuri upgrade.


Suggerimento

In realtà sono due i suggerimenti che ci sentiamo di dare a chiunque si avvicini al mondo dei RotoTom per la prima volta. Anzitutto, come già abbiamo detto molte altre volte tra queste pagine: SPERIMENTATE. Il RotoTom può essere cambiato notevolmente con una semplice sostituzione della pelle. Diverse tipologie di pelli portano nel nostro kit suoni diversi e differenti possibilità espressive.

Riverbero, vecchio amico. Quando si parla di RotoTom il ruolo del riverbero è abbastanza ingombrante. Se nella vostra mente il suono ideale del RotoTom è quello di brani come Time, allora dovete assolutamente mettere in conto l’azione del riverbero sul suono dei tamburi. Come abbiamo già detto, essendo privo di fusto la coda di decadimento del suono del RotoTom è molto breve, moltivo per cui del riverbero ben dosato può andare a colmare quella naturale mancanza riempiendo alcuni “spazi” sonori.