Versatilità e tanto carattere: PRS SE Custom 24 Maple Neck

Francesco Sicheri

Francesco Sicheri

Mi chiamo Francesco e tutti i giorni ascolto, leggo e scrivo. Da più di tredici anni mi occupo di giornalismo musicale, sul web e sulla carta. Oggi scrivo per GasTube, e sono editor per Guitar Club e Drum Club. Da poco ho lanciato il mio podcast, "Frank Talks", nel quale parlo di musica, di libri, e di passioni, e lo faccio con tanti ospiti interessanti.

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Fin dal momento della sua introduzione la linea SE di PRS ha concretizzato il sogno di tantissimi: riuscire ad avvicinarsi al brand senza richiedere sforzi economici impossibili. Oltre a ciò, ha messo in chiaro anche un’altra cosa: il nome PRS è anche sinonimo di tanta versatilità e carattere.

Per il 2020 PRS ha presentato alcuni modelli dedicati espressamente al mercato italiano, ovvero delle varianti delle proprie SE Custom 24 caratterizzate da manico in acero e da alcuni top dalle finiture a dir poco affascinanti. In questo articolo, e nel video che trovate in calce al testo, andiamo ad esplorare nello specifico le specifiche di questa nuova “rivisitazione”.

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Design

I tratti distintivi di una PRS SE Custom 24

Se prima di imbattervi in questo articolo eravate alla ricerca di una Custom 24 di casa PRS, ci sono grandi probabilità che sappiate già molto bene di quale tipo di design caratterizza i modelli in questione. La linea SE, che – lo ricordiamo – è la produzione indonesiana dei modelli PRS, riprende in tutto e per tutto i progetti che definiscono i tratti principali dei modelli statunitensi.

Chitarra elettrica dalla tanta versatilità e carattere PAul Reed Smith PRS SE Custom 24 Vintage Maple Cherry

Doppio cutaway e top “carved” saltano subito all’occhio con la Custom 24, che negli anni è diventata la chitarra di riferimento del catalogo del brand. Rimasto invariato nel corso del tempo, il design delle versioni limited per il 2020 è arricchito da alcune scelte costruttive che vanno senza dubbio ad accrescere ulterirmente l’appeal di uno strumento già di per sé desiderato da tantissimi.

Costruzione

Qualità “made in PRS” sotto la soglia dei €1000

Se non avete mai avuto modo di mettere le mani su una delle chitarre della linea SE di casa PRS, allora non lasciatevi trarre in inganno. La costruzione indonesiana di questi strumenti non deve lasciarvi pensare che l’esperienza d’uso vada lontana da quella delle controparti americane, al punto da perdere valore. La serie SE è cresciuta nel tempo, e lo ha fatto al punto tale da essere arrivata oggi a rappresentare un riferimento importante per tutti coloro che guardano alla fascia medio-alta del mercato.

24 tasti, 25″ di lunghezza della scala, e mogano come legno principale per il corpo. Queste le indicazioni “di base” che ormai da anni sono fondamentalmente obbligatorie per quanto riguarda questo specifico modello. A completare il pacchetto della nuova “Limited Run” di Custom 24 per il 2020, ci pensano non solo dei manici in acero, ma anche dei top in acero fiammato che faranno venire l’acquolina in bocca a molti.

Black Gold, Dark Cherry (come quella che vedete nel video), Grey Black, Tobacco Sunburst e Whale Blue sono le cinque finiture che PRS ha pensato per “accompagnare” l’impatto estetico creato dalla presenza del manico in acero (con profilo Wide Thin). Sul piano costruttivo non sono molte altre le variazioni che contraddistinguono questa nuova serie limitata di SE Custom 24, le quali – così come da ricetta – vantano anche un’accoppiata di pickup proprietari 85/15 ed un ponte tremolo progettato da Paul Reed Smith.

Suono

Versatilità e carattere da vendere

L’errore più comune che molti fanno nell’avvicinarsi al mondo PRS è quello di valutare questi strumenti soltanto in virtù di quanto realizzato da brand come Gibson e Fender. Malgrado siano nate con un chiaro nesso sia con i progetti di Leo Fender, sia con quelli di casa Gibson, le chitarre firmate Paul Reed Smith hanno saputo ritagliarsi un proprio posto tra le molte offerte che contraddistinguono il mercato chitarristico.

Chitarra elettrica dalla tanta versatilità e carattere PAul Reed Smith PRS SE Custom 24 Vintage Maple Cherry

Da sempre legate alla possibilità di splittare i due humbucker (offrendo il meglio dei due mondi sonori), le chitarre PRS possono vantare non solo versatilità e flessibilità ma anche un carattere sonoro ben percepibile. Si tratta di strumenti pensati per un range di generi che va dal blues all’hard rock, ma non disdegnano occasionali campate nell’heavy metal.
Come è possibile? Grazie ad un corpo sonoro sempre fermo, bilanciato ed a fuoco.

Sia che utilizziate i pickup in modalità humbucker, sia che decidiate di sfruttare i pickup come due single coil, le SE Custom 24 vi restituiranno sempre un suono dalle basse frequenze “ferme” e dalle medio-alte intellegibili. Tali caratteristiche permettono a questi strumenti di prodursi in crunch grossi ed avvolgenti, in suoni clean caldi e morbidi, ma anche di spingere sul gain senza perdere mai la propria organicità per strada.

Fronteggiare i puliti più cristallini e mantenere ogni nota intellegibile con i crunch più spinti non è qualcosa semplice da ottenere, ecco perché una PRS Custom 24 può rivelarsi un’incredibile scoperta per tutti coloro che non hanno mai messo le mani su una delle creazioni di Paul Reed Smith. La nuova serie limitata accontenta anche coloro che solitamente preferiscono le sonorità ed il feeling di un manico in acero, andando a piazzare un altro colpo da non sottovalutare nel range di prezzo tra gli €800,00 e i €900,00

Conclusioni

Per chi è pensata la PRS SE Custom 24?

Non guardate a questi nuovi strumenti del catalogo PRS cercando i suoni di una Stratocaster uniti a quelli di una Les Paul. Non è completamente sbagliato, ma non è l’approccio corretto, perché finireste per non trovare nessuno dei due. Ciò che trovereste è invece uno strumento dalle molte facce, dal comfort e dalla suonabilità estremamente pronunciate, ed in particolare uno strumento che sa affrontare con convinzione la maggior parte dei territori. Non è facile dare un nome ai tanti suoni in suo possesso, ma ciò che conta è che non è necessario. Provare per credere.