Un ultimo saluto a Ennio Morricone. Suoniamo alcune delle sue melodie più famose

Francesco Sicheri

Francesco Sicheri

Mi chiamo Francesco e tutti i giorni ascolto, leggo e scrivo. Da più di tredici anni mi occupo di giornalismo musicale, sul web e sulla carta. Oggi scrivo per GasTube, e sono editor per Guitar Club e Drum Club. Da poco ho lanciato il mio podcast, "Frank Talks", nel quale parlo di musica, di libri, e di passioni, e lo faccio con tanti ospiti interessanti.

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Non è facile spiegare e descrivere l’entità della perdita derivata dalla scomparsa del Maestro Ennio Morricone, perché fra i tanti grandi pezzi d’arte che ci ha regalato nel corso della sua carriera ha saputo concretizzare qualcosa che soltanto pochissimi altri hanno potuto anche soltanto sperare di avvicinare.
Ciò a cui facciamo riferimento è la capacità – che Morricone ha mostrato durante tutta la sua lunga carriera – di saper coniugare colto e popolaresco, sublime e terreno, con una classe ed una capacità di contestualizzazione intellettuale pressoché impareggiabili.

Addio Ennio Morricone | il manifesto

Solo chi riesce a scendere nell’orecchiabile e nel popolaresco senza paura, può pensare di avvicinare l’arte colta con decisione, questo il sunto di alcuni fra i tanti proverbi che popolano il mondo della musica, e il Maestro Morricone è stato la personificazione di questa filosofia se non la sua rappresentazione più alta.

Di testi in grado di enucleare i più grandi passi scritti dal Maestro ne è pieno il mondo, e pertanto in un’occasione così particolare per il mondo della musica italiana abbiamo deciso di provare a tributare il giusto omaggio facendo ciò che ci riesce meglio: imbracciando quella chitarra che Morricone sapeva sfruttare tanto sapientemente nelle sue composizioni, e suonando alcune delle più memorabili battute da lui scritte.

Ricreiamo lo spaghetti sound

Duesenberg Starplayer TV in Per un pugno di dollari

Il tema – quel famoso motivetto fischiettato che da solo riesce a ricostruire l’intera location di un film – è quello di Per un pugno di dollari, film di Sergio Leone musicato da Morricone nel ’64 e soprattutto primo “capitolo” di quella che verrà poi definita la trilogia del dollaro (proseguita da Per qualche dollaro in più nel ’65 e completata da Il buono, il brutto, il cattivo nel ’66).

Gli elementi fondamentali dei quali abbiamo bisogno per ricreare quell’epicità sommessa tipica dello spaghetti sound sono riassumibili con:
1) suono clean di stampo Fender
2) una chitarra preferibilmente con ponte mobile e pickup dall’attacco molto pronunciato
3) tremolo, riverbero e fuzz dei quali però parleremo di seguito.

La chitarra che abbiamo scelto per l’occasione ci è stata fornita da Aramini Strumenti Musicali e l’avete già vista passare fra queste pagine, si tratta infatti di una stupenda Duesenberg Starplayer TV. Il motivo principale per cui abbiamo scelto questo strumento è molto semplice, ed è la sua versatilità. Con la Duesenberg Starplayer TV a nostra disposizione abbiamo anche a disposizione due pickup dal carattere diverso, ovvero un humbucker ed un P90, quest’ultimo in particolare – con il suo attacco da single coil – ci tornerà parecchio utile nel ricreare quel “jangle” tipico delle chitarre dello spaghetti sound.

Ad enfatizzare in maniera spiccata l’attacco della Duesenberg, là dove il nostro pickup P90 non fosse sufficiente, la Starplayer TV è anche una chitarra di tipo semi-hollow, la cui naturale predilezione per un suono legnoso e dal fuoco “medioso” sempre prominente calza a dir poco a pennello. In forze alla Starplayer TV troviamo anche un ponte mobile con brevetto Duesenberg Tremola che ci consente di ottenere sonorità tipiche di una leva tremolo senza doverci però preoccupare di stressare eccessivamente le nostre corde, e dover conseguentemente ri-accordare di frequente.

Abbiamo quindi il nostro amplificatore di stampo Fender – il solito Ceriatone che ormai sul canale conoscete molto bene -, abbiamo la nostra Duesenberg pronta a cantare, ma da soli non bastano, manca un po’ di pepe.

Quali effetti usare per la colonna sonora del nostro western?

Riverbero, tremolo, e fuzz: Formula B Trem Spring e Fuzz Box

Niente fa “spaghetti western” più di un riverbero abbondante ed evocativo, ancora meglio se il nostro suono va fluttuare così come farebbe un’armonica solitaria nel bel mezzo della polvere del deserto, ecco perché una nostra vecchia conoscenza come il Trem Spring di Formula B può fare al caso nostro.

L’avete già visto altre volte sul canale e probabilmente sapete anche molto bene di cosa si tratta, ma per tutti quelli che lo vedono per la prima volta il Trem Spring di Formula B è un pedale in grado di offrire all’interno dello stesso chassis un tremolo ed un riverbero “plasmato” sul suono dei riverberi a molla di tanti amplificatori d’annata. Il Trem Spring, che come comportamento sonoro ha sempre un occhio di riguardo per il mondo Fender, ci offre la possibilità di scegliere la rispettiva posizione di tremolo e riverbero, opzione che va a influire in maniera notevole sul nostro suono e che ci permette di creare degli effetti molto caratterizzanti.

Se vi state chiedendo perché di seguito andiamo a parlare di fuzz, vi basti sapere che questo tipo di effetto fu inventato a partire dalla necessità di avvicinare il suono della chitarra elettrica a quello “fluido” e sinuoso di uno strumento a fiato come il sassofono. Quello che ci interessa in questo caso è avere a disposizione uno strumento per dare sustain alle nostre melodie, ma anche per dare corpo – talvolta sporcando ed “erodendo l’organicità generale dei nostri accordi – ad un suono altrimenti troppo “cristallino”.

Il Fuzz Box di Formula B che abbiamo deciso di utilizzare è un pedale di stampo Fuzz Face, ovvero un fuzz che solitamente lavora al suo meglio quando utilizzato ad alti livelli di saturazione per poi poter giocare con il volume del nostro strumento e con la risposta dinamica alla nostra plettrata. Si tratta di un pedale molto interessante, che sa sposarsi bene a diverse tipologie di pickup, e soprattutto che riesce a navigare attraverso un vasto range di sfumature d’overdrive e di fuzz, motivo per cui l’abbiamo scelto e per il quale potrebbe andare a genio anche a coloro che solitamente si trovano un po’ in difficoltà con il cavare un buon suono dal fuzz che hanno in pedaliera.

Chitarra, amplificatore, fuzz, tremolo e riverbero, pochi elementi per addentrarci in un mondo musicale estremamente descrittivo e affascinante, uno di quei mondi che obbliga noi chitarristi a lavorare su moltissime componenti del nostro playing, e che pertanto potrebbe anche farci scoprire nuove sfaccettature della nostra creatività.

Post Scriptum

Svesto per un momento i panni dell’autore Francesco Sicheri, e vi parlo in maniera più “diretta” (passatemi il termine). La musica per film è stata una componente fondamentale della mia preparazione durante la formazione in musicologia, ho avuto la fortuna di conoscere insegnanti che mi hanno ispirato molto e soprattutto ho avuto la rara opportunità di un tu per tu con il Maestro Morricone.

Mi piacerebbe molto avere ancora le fotografie di quell’evento da poter condividere, ma purtroppo temo siano andate perse su qualche vecchio smartphone. Lasciate quindi che condivida con voi almeno il “sentimento” dell’insegnamento ricevuto in quel breve ma profondo incontro.
Morricone era un compositore sopraffino, una penna di una cifra artistica che non ha mai avuto paura di dialogare con i nomi più altolocati dell’intellighenzia musicale, eppure la sua vera grandezza emergeva proprio nella capacità di calarsi nei panni del compositore orecchiabile e popolaresco, come si è definito molte volte lui stesso.

Non è facile mantenere la propria integrità provando a inserire sullo stesso livello di dialogo gli esperimenti con il Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza ed i lavori per il cinema, ma per Morricone non è mai stato un problema, perché solo gli animi più alti riescono a non vedere divari gerarchici fra colto e popolaresco. Si tratta di differenze di natura, di finalità diverse, ma mai di composizioni migliori e peggiori. Parlare con Morricone voleva dire entrare – magari anche solo per pochi minuti – in contatto con una mente capace di spostarsi su un livello di discussione in grado di non fare discriminazioni su base artistica, e se non è questo uno dei più grandi traguardi nella vita di un compositore, non so quali altri lo siano.

Per tutti quelli di voi che volessero approfondire un po’ la musica del Maestro, e la musica per film più in generale, mi permetto di lasciare uno o due suggerimenti:
– Kathryn Kalinal, Musica da Film. Una breve introduzione (EDT)
– Sergio Miceli, Musica per film. Storia, estetica, analisi e tipologie (LIM Editore)
– Roberto Calabretto, Lo schermo sonoro. La musica per film (Marsilio Editore)
– Michel Chion, L’audiovisione. Suono e immagine nel cinema (Lindau)
– Alberto Pezzotta, Il western italiano (Il Castoro Editore)