Come disporre gli effetti nella nostra pedaliera: facciamo ordine.

Francesco Sicheri

Francesco Sicheri

Mi chiamo Francesco e tutti i giorni ascolto, leggo e scrivo. Da più di tredici anni mi occupo di giornalismo musicale, sul web e sulla carta. Oggi scrivo per GasTube, e sono editor per Guitar Club e Drum Club. Da poco ho lanciato il mio podcast, "Frank Talks", nel quale parlo di musica, di libri, e di passioni, e lo faccio con tanti ospiti interessanti.

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Cosa determina il suono del nostro strumento? Qual è l’ordine corretto degli elementi che vanno a costituire ciò che sentiamo uscire dal nostro amplificatore? Ci sono davvero delle regole fisse secondo le quali disporre gli effetti all’interno della nostra pedalboard?
La risposta potrebbe essere meno scontata di quanto pensiate.

Argomento sempre attuale e sempre pronto a “rivoluzionare” anche le convinzioni più stabili riguardo al setup di ognuno di noi, l’ordine secondo il quale decidiamo di disporre gli effetti della nostra pedalboard è qualcosa di estremamente “fluido” e variabile, ma ci sono alcuni accorgimenti generali che possono facilitare non poco la ricerca del suono che abbiamo in mente.
Se stai cercando informazioni ancora più complete ti consigliamo di dare un’occhiata al corso Effetto Domino in cui troverai tutte le risposte imparando a sfruttare al 100% la tua strumentazione.

Per approfondire l’argomento abbiamo di nuovo unito le forze con Strumentimusicali.net e ci siamo fatti rifornire di un bel carico di pedali Boss così da poter avere a disposizione tutte quelle che possono essere considerate come le principali “varianti” pronte a comporre la catena del segnale. Forse è inutile ribadirlo, ma i principi di cui parliamo oggi si possono applicare a tutti i brand di effetti, ciò che conta è la tipologia nella quale rientra l’effetto in questione ed il suo posizionamento rispetto agli altri elementi del setup.

La nostra scelta è ricaduta sui prodotti Boss così da poter portare sul tavolo degli esempi “standard” e che ogni chitarrista può facilmente rintracciare, ma come sempre su Strumentimusicali.net trovate un po’ tutto ciò che potete desiderare per arricchire la vostra pedalboard ed il vostro setup.


Liberare la creatività può rivelarsi la regola più importante da seguire.

Regola n°1: non ci sono regole. In realtà non è proprio così perché a ragion del vero esistono delle regole che “governano” un buon posizionamento degli effetti all’interno della catena di segnale, e pertanto rispettare queste regole può aiutare enormemente ad ottenere risultati in maniera efficace e rapida. Malgrado ciò – come spesso accade per gli aspetti più creativi della musica – non esistono regole perfette, ed alle volte uscire dal seminato può rivelarsi il consiglio migliore da accettare.

Prendete le regole delle quali parliamo oggi, fatene tesoro e assimilatele, e poi preparatevi a sperimentare e a evadere da ogni tipo di “scatola” blocchi la vostra creatività. In fin dei conti quella regola in grado di governare sempre la vita di un musicista è che se il suono ottenuto è funzionale al brano, allora è un suono giusto, indipendentemente dal rispetto del galateo del buon chitarrista.

La catena del segnale: “prima” e “dopo”.

Tutto ciò che influenza il segnale dopo che questo “esce” dal nostro strumento fa parte della catena. e per semplicità potremmo dire che quest’ultima è composta da tutto ciò che va a interporsi tra la nostra chitarra e l’amplificatore che permette di ascoltarne il suono.

Quando si parla di pedalboard e di setup si sente spesso parlare anche di “prima” e “dopo”, termini di riferimento che a volte possono creare un po’ di confusione. La chitarra è il primo elemento della catena e l’amplificatore è – idealmente – l’ultimo, tutto ciò che si inserisce nel mezzo viene quindi “dopo” la chitarra” e “prima” dell’amplificatore. Il verso di lettura per l’ordine dei nostri pedali parte dal nostro strumento per terminare con quell’elemento che ci permette di ascoltare il suo suono.


L’ordine dei pedali

1. Accordatore – 2. Volume

Il primo pedale della nostra pedalboard è solitamente l’accordatore, e per il video abbiamo utilizzato un grande classico, ovvero il Chromatic Tuner di Boss. Ponendolo subito dopo la chitarra riusciamo a fargli arrivare un segnale pulito così che il suo algoritmo possa lavorare nella maniera più accurata possibile. Solitamente i pedali accordatore hanno anche una funzione “mute” che si attiva quando accordiamo, e ci permette pertanto di avere un pedale “on/off” per il nostro suono, comoda soprattutto in sede live.

In linea di massima il secondo posto è quello dedicato al pedale volume (il quale in molti casi è dotato anche di un uscita dedicata all’eventuale collegamento di un’accordatore). Nel video non abbiamo preso in considerazione il pedale volume ma generalmente occupa la funzione di secondo elemento della catena così da poter agire con il suo effetto su tutto ciò che va a “caratterizzare” il segnale in seguito.

3. Wah Wah

Subito dopo il pedale volume e l’accordatore troviamo il wah wah, altro grande classico dell’effettistica per chitarra, nel nostro caso rappresentato dal Boss PW-3 Wah Pedal. In generale il wah wah va utilizzato “prima” delle distorsioni, così che il suo effetto possa continuare a mantenere un adeguato grado di definizione. Nulla vieta però di utilizzare il wah wah dopo la sezione distorsioni della nostra pedalboard per ottenere qualcosa di meno definito ma molto più caratterizzato.

4. Intonazione: octaver e harmonizer

In uscita dal wah wah siamo pronti ad affrontare la sezione della nostra pedalboard dedicata a quei pedali che vanno agire sul pitch, e pertanto sull’intonazione. Stiamo parlando di octaver come il famoso OC-2 (e OC-3) di Boss, oppure di harmonizer come il PS-6 Harmonist, pedali che lavorano al loro meglio quando ricevono un segnale pulito ed in grado di essere letto dai loro algoritmi nella manier a più fluida e cristallina. Quello dell’octaver è uno dei migliori esempi per dimostrare come queste regole siano più che altro indicazioni, perché ci sono moltissimi chitarristi fra i nostri preferiti che hanno saputo rendere iconico addirittura l’uso dell’octaver dopo la sezione od/dist, questo a dimostrare come tutto ciò che si dimostri utile al fine ultimo di creare musica sia anche da prendere come accettabile sul piano tecnico.

5. Compressore

Il compressore è uno di quegli elementi della pedaliera che può rivelarsi quasi distruttivo per il nostro suono nel momento in cui venga utilizzato in maniera poco oculata. Senza entrare nel merito di specifici settaggi dedicati al compressore – che nel nostro caso è un Boss CS-3 – possiamo dire che il suo piazzamento è variabile. C’è chi lo preferisce come primo elemento della pedalboard dopo la chitarra, e chi invece lo usa – come nel nostro caso, subito dopo i pedali dedicati all’intonazione. In linea generale ci consentiamo di suggerire di piazzare il compressore prima della sezione “drive” così da poterlo sfruttare anche come ottimo pedal boost.

6. Overdrive/Distorsioni/Fuzz

Il cuore della nostra pedaliera sono i pedali che potremmo definire “di gain”, ovvero quelli che vanno ad agire in maniera diretta sul quantitativo di distorsione nel nostro sound. Overdrive, Distorsori e Fuzz sono le tre tipologie di pedali gain e solitamente vengono utilizzate come centro della pedaliera così da poter agire “dopo” con modulazioni e ambiente, tipologie di effetti che necessitano in maniera abbastanza categorica di essere posizionate dopo la sezione distorsione (ed eventualmente nel send return se stiamo utilizzando la distorsione del nostro amplificatore). In video potete ascoltare le differenze d’uso del Boss Super Overdrive SD-1 e del Waza Blues Driver BD-2, entrambi due grandi classici del catalogo Boss.

Una postilla speciale va fatta in questo caso per i Fuzz di stampo vintage, che potrebbero dimostrarsi un po’ ostici da gestire nel momento in cui siano preceduti da effetti bufferizzati. In questo caso è pertanto consigliabile utilizzare i fuzz più “vecchi” come primi elementi della nostra pedalboard.

7. Equalizzatore

Con l’equalizzatore ci troviamo di fronte ad un altro di quei tasselli “variabili” della nostra pedalboard. Il suo posizionamento prima e dopo la sezione distorsioni determina un uso diverso del pedale. Se posto prima va a “preparare” il suono per essere poi colorato dai pedali distorsione, mentre quando utilizzato dopo le distorsioni si configura come coltellino svizzero per l’affinamento delle caratteristiche principali del nostro suono, ed eventualmente può andare ad agire anche come boost di volume per una situazione sonora come quella di un solo.

L’EQ-200 di Boss che abbiamo utilizzato per l’occasione mette in campo un quantitativo di funzioni estremamente vasto, offrendo anche la possibilità di memorizzare alcuni settaggi così da richiamarli per l’occasione. Un vero e proprio strumento di smussamento del nostro sound.

8. Modulazioni

Chorus, Tremolo, Phaser, Vibe, le modulazioni sono considerate come i colori per la nostra bozza a matita, ovvero quegli effetti che vanno a caratterizzare e colorare il nostro suono in modo da connotarlo in modo chiaro e sempre percepibile. Solitamente si utilizzano le modulazioni dopo la sezione drive per poter sfruttare al meglio tutto il range espressivo di questi effetti (che altrimenti verrebbe un po’ limitato dall’azione di un OD o di un Distorsore), ma casi come Mr. Eddie Van Halen hanno dimostrato che l’uso di effetti come il Phaser prima della sezione drive della nostra pedalboard può portare a risultati molto convincenti.

La storia della musica è ricca di fortunati errori nei quali l’uso di effetti come flanger ed tremolo prima della sezione drive hanno portato a risultati creativi altrimenti irraggiungibili, il segreto pertanto è sperimentare.
Nel caso vogliate utilizzare la distorsione del vostro amplificatore e vogliate mantenerla il più “intatta” possibile, è consigliabile un uso delle modulazioni nel send-return, ma anche in questo caso la regola principe è sempre quella del provare, ascoltare e modificare di conseguenza. Nel video potete ascoltare all’opera lo storico tremolo TR-2 e il bellissimo chorus Dimension C Waza DC-2w.

9. Ambiente

Arrivati al termine della nostra catena del segnale troviamo gli effetti di ambiente, che sono sicuramente i più “stabili” nel loro posizionamento. Si utilizzano a termine catena per garantire al nostro suono l’intelligibilità necessaria a delle performance nelle quali le note della chitarra siano sempre ben a fuoco. Per il video abbiamo messo sul banco di prova il DD-8 di Boss (nuova incarnazione della famosa serie di Delay) e l’RV-6, un punto di riferimento per i riverberi digitali tuttofare.

Come per le modulazioni vale il discorso del send-return quando si voglia utilizzare la distorsione del proprio amplificatore in maniera da lasciarla sempre il più organica e dettagliata, ma nel corso della storia amplificatori monocanale privi di loop effetti hanno saputo regalare grandi soddisfazioni quando anche utilizzati con effetti d’ambiente prima della sezione drive.

Siamo giunti al termine di questo tutorial, speriamo sia stato utile. Ovviamente per comprenderlo appieno potreste voler dare un’occhiata al corso Effetto Domino nel quale sono contenute tutte le informazioni necessarie per imparare a sfruttare al 100% la propria strumentazione.