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Nirvana: impariamo a suonarli e capirli attraverso i loro brani

Francesco Sicheri

Francesco Sicheri

Mi chiamo Francesco e tutti i giorni ascolto, leggo e scrivo. Da più di tredici anni mi occupo di giornalismo musicale, sul web e sulla carta. Oggi scrivo per GasTube, e sono editor per Guitar Club e Drum Club. Da poco ho lanciato il mio podcast, "Frank Talks", nel quale parlo di musica, di libri, e di passioni, e lo faccio con tanti ospiti interessanti.

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L’articolo che segue è una riproposizione di quanto spiegato da Alessandro nel video uscito pochi giorni fa e dedicato ai Nirvana (lo trovate di seguito), un’ulteriore occasione per parlare di una band estremamente importante per la storia del rock attraverso alcuni brani chiave. Oltre a ciò all’articolo è allegato il podcast che Francesco Sicheri ha realizzato all’interno di Frank Talks per dare provare ad affrontare una lettura alternativa della discografia del gruppo.



C’è un gruppo in particolare che ha segnato indelebilmente il passaggio dagli anni 80 ai 90, un gruppo che ha portato in primo piano chitarre sporche e canzoni urlate, e che è stato segnato dalla scomparsa del suo leader. Questo gruppo si chiamava Nirvana.

Siamo nei dintorni di Seattle, operosa città dello stato di Washington, nel nord ovest degli Stati Uniti, zona d’origine del movimento grunge e di band Nirvana, Pearl Jam, Soundgarden e Alice in Chains.
Oggi andiamo a parlare proprio del gruppo capitanato da Kurt Cobain e completato da Chris Novoselic al basso e Chad Channing alla batteria

Sicuramente le radici dei Nirvana affondano nel punk e nello stoner/metal dei Melvins, con alcuni richiami addirittura alle granitiche chitarre dei Black Sabbath. L’esordio discografico avviene nel 1989 con Bleach, edito da Sub Pop Records. L’ idea del titolo dell’ album deriva da un poster che recitava “Bleach Your Works” ed era rivolto a chi faceva uso di eroina, invitando a ripulire gli aghi delle siringhe con la candeggina per evitare il contagio da AIDS

Bleach è un disco crudo, energico, che doveva uscire in maniera urgente ed è stato realizzato con un budget di appena 600 $ anticipati da Jason Everman, allora secondo chitarrista della band. Dobbiamo ringraziare Everman perché ha reso possibile la realizzazione del disco senza però contribuire in alcun modo dal punto di vista artistico.

Le sonorità dei Nirvana sono molto lontane da quegli anni 80 patinati ed elettronici che fino a quel momento l’avevano fatta da padroni. Via dunque tastiere e sintetizzatori, chitarre senza effetti particolari e molto distorte per un disco che parte dalla pancia di chi l’ha scritto e arriva alla nostra, senza passare dal via.

La dimensione live è quella in cui i Nirvana danno il meglio, ed è quella in cui Kurt riesce ad esprimersi al 100%. Cobain amava le sonorità dirette e semplici, odiava la sovrapproduzione che invece sarebbe stata presente sul bellissimo ed iconico Nevermind.

Breed è un brano caratterizzato da un riff di una cattiveria inaudita, che arriva dritto in faccia, anche grazie al drumming del nuovo batterista: quel Dave Grohl che poi sarebbe diventato il chitarrista e Deus Ex Machina dei Foo Fighters.

Nevermind esce per Geffen Records, che aveva sotto contratto, tra gli altri, Madonna, Guns’n’Roses, Whitesnake ed Aerosmith. Un mondo completamente alieno a quello dei Nirvana, e la cosa ha un peso enorme sulla produzione dell’album. Le sonorità si fanno più elaborate in particolare grazie alla stupenda produzione di Butch Vig, il quale riesce a mantenere intaccata la carica emotiva della band permettendogli però di tirare fuori dei suoni che danno un respiro molto dinamico a tutto il disco.

L’angoscia, la disperazione e l’ansia sono tre punti cardine di tutta la produzione di Kurt, che vedeva il mondo filtrato da un disturbo bipolare che lo portava ad incontrare frequenti periodi depressivi e ad abusare di sostanze di vario genere. Kurt aveva sostanzialmente una brutta opinione di Nevermind, nonostante le 10 milioni di copie vendute che ne sanciscono l’ enorme successo e consacrano la band di Seattle come una delle più influenti di sempre. Il suo artefice lo considerava troppo pulito e patinato, figlio di una produzione eccessiva e con momenti eccessivamente pop rispetto a quello che avrebbe voluto realizzare.

Kurt amava la sporcizia di Bleach, così come quella sua poca precisione che però sfociava in un contatto diretto con l’ascoltatore. Ecco perché con In Utero si torna a sonorità più spoglie e più squadrate.
Questo avviene senza però rinunciare alla melodia di Heart Shaped Box, di Dumb, ed alla delicata malinconia di All Apologies che è probabilmente il vero manifesto di Cobain: un’ anima in pena, sempre lontana dal mondo che vive ogni giorno, e fuori posto all’ interno della sua stessa posizione di rockstar.

Oltre ad In Utero è giusto segnalare anche il bellissimo live acustico realizzato per MTV nel 1994, così come il brano You Know You’re Right (figlio dell’ ultima sessione di registrazione avvenuta il 30 gennaio 1994). Il 23 febbraio 94 i Nirvana appaiono in televisione per l’ultima volta a Tunnel, programma italiano condotto da Serena Dandini.

«Incontrandolo ho avuto l’impressione di una persona di una sensibilità estrema, indifesa, che difficilmente riuscivi a guardare negli occhi, con uno sguardo di paura come di un cucciolo braccato dal mondo.[36]»

Serena Dandini

La triste fine della band e soprattutto di Kurt Cobain – rinvenuto senza vita da un elettricista – è qualcosa di noto a tutti, malgrado ciò la musica dei Nirvana continua oggi ad essere fra i punti di passaggio più frequenti per musicisti di tutto mondo.