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Intervista a Janet Feder – Frank Talks n°12

Francesco Sicheri

Francesco Sicheri

Mi chiamo Francesco e tutti i giorni ascolto, leggo e scrivo. Da più di tredici anni mi occupo di giornalismo musicale, sul web e sulla carta. Oggi scrivo per GasTube, e sono editor per Guitar Club e Drum Club. Da poco ho lanciato il mio podcast, "Frank Talks", nel quale parlo di musica, di libri, e di passioni, e lo faccio con tanti ospiti interessanti.

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Siamo arrivati alla dodicesima puntata, la seconda che esce nel bel mezzo della quarantena. Onestamente non pensavo ci fosse nulla da aggiungere a quanto già detto riguardo all’emergenza Coronavirus, eppure anche oggi uscendo per fare la spesa ho incontrato diversi “fenomeni” pronti a fare comunque di testa propria.

Dovete restare a casa. Sicuramente è noioso, ma bisogna farlo. Non vi basta? Anche se uscite non ci sono posti dove andare. Perché uscite? Restate a casa, è più comodo e se non lo fate questa situazione non finisce. Ce la potete fare.

Molti di voi hanno nonni, o addirittura genitori, che hanno combattuto nella Seconda Guerra Mondiale… a voi è chiesto di restare in casa.
Ce la potete fare.

Per aiutarvi a stare a casa senza che la noia vi fagociti, vi consiglio anche oggi tre album: li trovate in fondo a questo articolo.

La programmazione del podcast prevedeva inizialmente un altro artista, ma data la situazione che caratterizza questo periodo ho pensato che non ci sarebbe stata persona più adatta da chiamare in causa se non una buona amica.

Janet Feder è un’artista nata in Colorado ed è conosciuta soprattutto per il suo lavoro con la chitarra preparata, ma è anche un’insegnante di composizione musicale e di storia del rock ‘n’ roll presso la UCCS. Ho conosciuto Janet qualche anno fa in occasione dell’uscita del suo più recente lavoro, T H I S C L O S E, e dopo averla intervistata per uno dei primi numeri di Guitar Club sui quali sono apparso come autore, siamo rimasti in contatto per diventare poi ottimi amici.

Amicizia a parte, il vero motivo per cui oggi vi faccio ascoltare la chiacchierata con Janet Feder è la sua incredibile preparazione musicale. Janet non è soltanto una chitarrista di grande talento, ma in generale il suo “know how” musicale è tale da consentirle di approcciare la creatività in un’attività che inizia dalla musica per allargarsi all’arte visuale ed alla comunicazione artistica in molteplici forme.

Recentemente potreste aver ascoltato Janet su Scenes from the flood di Bryan Beller, album che vi ad assimilare pazientemente per poter assaporare al meglio tutte le sfumature artistiche che si propagano ben oltre la folta lista di ospiti che lo caratterizzano.

La grande particolarità della musica di Janet è la chitarra preparata. Per quelli di voi che ancora non avessero familiarità con questo tipo di uso della chitarra, con chitarra preparata si indica quell’attività che prevede l’uso di oggetti da applicare sulle corde così da enfatizzare la nascita di nuovi eventi sonori legati alle note che si vanno poi a suonare sullo strumento. Dei buoni esempi potrebbero essere John Cage, per chiamare in causa un nome altisonante, oppure Hauschka. L’idea di fondo è quella di cercare nuovi suoni andando a modellare quelli pre-esistenti, ed andando pertanto a chiamare in causa una piccola componente di imprevedibilità data dalla possibilità di avvenimenti sonori che non sono perfettamente pianificabili.

Con Janet abbiamo parlato di insegnamento della musica, di rumori e di musica, di ascolto, ed ovviamente di suono. La dodicesima è una puntata lunga – è vero – ma fidatevi quando vi dico che ne vale la pena.



Consigli per l’ascolto.

La riscoperta.
Mastodon, The Hunter, un album strano, che tiene un piede nelle vecchie scarpe della band e l’altro lo infila in qualcosa che ancora non calza alla perfezione. Proprio perché è un album imperfetto credo sia un buon ascolto per tempi come questi, che di perfetto hanno ben poco. Tenete d’occhio alcune perle come Stargasm e Octopus Has No Friend.

La scoperta:
Brainstory, Buck, album di debutto molto interessante. Mescola psichedelia, pop, rock e anche qualche sfumatura di rnb. Partiti come indie band e finiti per essere qualcosa di indefinito in questo loro primo album, probabilmente il percorso al quale tutte le band indie dovrebbero aspirare. Ascoltatevi due brani come Mnemophobia e Peter Pan e capirete il perché “indefinito” sia l’appellativo giusto.

La leggenda:
Ella Fitzgerald, The Complete Piano Duets. Onestamente non sopporto le raccolte, ma questa mi è capitata a tiro in maniera casuale e mi ha subito trasportato lì in quel luogo dove le cose finiscono perfettamente al loro posto. Non servono presentazioni per Ella Fitzgerald che qui è accompagnata dal solo pianoforte. Due album per 43 brani, un buon modo per impiegare i momenti più noiosi di questa quarantena.