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E’ meglio essere autodidatti o andare a lezione?

Damiano Cori

Damiano Cori

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Ciao a tutti,
in questo articolo proverò ad elencare 5 aspetti positivi dell’essere autodidatti e 5 dell’andare a lezione da un insegnante in carne ed ossa. Ci tengo a precisare che non ho la pretesa di evidenziare caratteristiche universali, alcuni pregi che ho attribuito agli autodidatti possono far parte anche della personalità di chi va a lezione e viceversa. Inoltre mi baso su una tipologia di studente autodidatta volenteroso e ben determinato a raggiungere i suoi obiettivi così come dovrebbe essere determinato l’insegnante a fare il suo lavoro nel miglior modo possibile. Sarebbe molto bello in ogni caso leggere le vostre opinioni nei commenti, che siano smentite o conferme, per sviscerare un po’ questo tema che tiene banco dall’alba dei tempi.

Autodidatta

Libertà del percorso: spesso capita di sentire ragazzi che vanno a lezione dire “ma che rottura, quello mi fa per forza suonare gli accordi, io voglio fare gli assoli!”. Ora, fermo restando che l’insegnante potrebbe aver ragione da vendere, l’essere autodidatti permette una personalizzazione del percorso su misura. Iniziando da zero si è liberissimi di partire da qualche esercizio tecnico preparatorio  per affrontare un assolo come di adottare un approccio più da falò per trovare gratificazione molto velocemente. Lo stesso vale nelle fasi più avanzate, essendo slegati da programmi predefiniti e standardizzati e potendo scegliere senza problemi di approfondire un genere o una tecnica particolare. Insomma si ha la possibilità di “cucirsi il vestito” su misura senza dover per forza mettersi un’uniforme imposta da altri.

Minima spesa per i materiali didattici: specialmente oggi nell’era del web e soprattutto di Youtube, imbracciando per la prima volta una chitarra si ha a disposizione a costo praticamente zero una quantità di materiali didattici sufficienti ad ambire al professionismo. Chi di noi non ha mai aperto almeno una volta un video di Claudio Cicolin, di Antonio Orrico, del canale di Chitarra Facile, del grande Massimo Varini o, per finire, del padrone di casa Alessandro Barbetti? Oltre a Youtube, si stanno moltiplicando piattaforme che offrono gratis o a cifre irrisorie gli accordi delle canzoni (vedi Chordify o Yalp) oppure le tab complete (scoprire ultimate-guitar.com generalmente equivale a piangere di gioia). Inoltre per i più metodici si possono sempre acquistare i manuali (penso agli italiani Varini e Begotti) che con una spesa una tantum di al massimo una trentina di euro permettono di avere una linea guida da seguire per organizzare il proprio studio.

Autodisciplina: in linea di massima il chitarrista autodidatta sviluppa da subito una certa predisposizione all’autodisciplina e alla corretta gestione dei tempi di studio dato che i suoi progressi sono esclusivamente sua responsabilità, non potendo contare su un insegnante che pungola e mette un po’ di sana “strizza” allo studente. Questo aspetto nel tempo si traduce in una ferrea o quanto meno buona padronanza delle risorse a propria disposizione, oltre allo sviluppo parallelo di un senso autocritico fondamentale per non cadere nell’approssimazione. Menzione d’onore va agli autodidatti vecchio stampo che, magari non sapendo o non volendo leggere la musica, hanno imparato a suonare solo ed esclusivamente ad orecchio, così da riuscire a tirare giù frasi o accordi semplicemente dopo un paio di ascolti. Ovviamente non tutti riescono a sviluppare queste capacità, ma chi ce la fa può vantare una bella “pellaccia dura” che spesso è invidiatissima da chi va a lezione.

Sviluppo di stile personale e creatività: spesso capita di vedere insegnanti che invece di sfornare nuovi chitarristi lanciano nel mondo fotocopie di loro stessi. Studiando da autodidatti, per ovvie ragioni, questo non è assolutamente un pericolo. Essendo liberi di reinterpretare e adattare i brani e gli studi a proprio piacimento in base ai propri gusti e alle proprie attitudini, si delinea in maniera naturale uno stile definito e molto personale, quindi unico. Difficilmente, se lasciati liberi, due chitarristi suonerebbero la stessa frase allo stesso modo, nel tempo questa cosa si solidifica e permette di sviluppare peculiarità molto interessanti.

Inesauribile curiosità: come è stato detto nei punti precedenti, l’assenza di un binario fisso su cui muoversi costringe lo studente autodidatta ad imbattersi in tanti argomenti diversi prima di scegliere come procedere. Generalmente ciò si traduce con una grande curiosità perché non si rimane fossilizzati solo sui singoli esercizi da preparare per la lezione successiva. Spesso capita anche di uscire da ciò che riguarda strettamente la chitarra: ad esempio ci si può imbattere in un ritmo particolare e perciò andare a cercare una precisa lezione di un corso di percussioni o in un accordo apparentemente senza senso in una progressione e quindi approdare in un canale che parla di teoria e armonia. Unendo questo aspetto con l’avere tanto materiale a disposizione su web ne esce uno studente con gran voglia di conoscere tutti gli aspetti della musica con cui viene a contatto.

Lezioni con un Insegnante

Rapporto umano: il primo aspetto che mi preme sottolineare tra i pregi dell’andare a lezione individuale da un insegnante è il rapporto che si crea tra studente e insegnante che spesso va oltre al mero ambito didattico ma coinvolge anche il livello affettivo. Chiunque abbia mai assistito ad un saggio di una scuola di musica avrà visto bambini ed adulti correre a salutare, ringraziare e abbracciare il proprio insegnante al termine delle esibizioni. Questo tipo affetto e rispetto (che nei bambini è spesso spontaneo, negli adulti va guadagnato specialmente se l’insegnante è più giovane dell’allievo) all’inizio è rivolto verso una persona singola, rappresentata dal maestro, ma se verrà ben veicolato diventerà un amore inarrestabile per il proprio strumento e la musica in generale.

Percorso ben delineato: in maniera speculare a quanto detto sulla libertà del percorso per gli autodidatti, per alcuni tipi di carattere, l’avere un percorso ben impostato è un grande plus. In questo modo si hanno già dalla lezione numero 0 degli obiettivi chiari e definiti, potendo organizzare lo studio in vista di un esame o un saggio, cosa non indispensabile ma sicuramente stimolante, o semplicemente di cosa si vuole riuscire a fare al termine del corso. Ovviamente il bravo insegnante deve essere in grado di apportare piccole modifiche al percorso, per aderire meglio alle esigenze dello studente, ma avere una linea guida fissa permette di non saltare di palo in frasca tra una lezione e l’altra, ottenendo l’unico risultato di vanificare il lavoro fatto non avendo dato continuità agli argomenti trattati.

Confronto con altri studenti: come già evidenziato sopra, i rapporti umani sono fondamentali nel percorso di un chitarrista e di qualsiasi musicista. Andare a lezione da un insegnante, ancora meglio se in una scuola, permette di rapportarsi con altri allievi. Ciò significa instaurare delle relazioni che possono rivelarsi estremamente costruttive creando dei circoli virtuosi, che sia per amicizia, stimolandosi reciprocamente a migliorare, sia con una sana rivalità. Oltre questo si può prendere spunto dagli allievi più grandi e carpire qualche trucchetto extra (dal classico “ehi ma all’esame ti hanno chiesto le scale modali?” fino a “mi spieghi come fai a trovare le note sul manico così velocemente?”) oppure aiutare i più “piccoli”, cogliendo l’occasione di ripassare e verificare se siamo in grado di spiegare ad altri dei concetti che abbiamo già studiato. Nelle scuole più funzionali e ben gestite inoltre si organizzano dei laboratori di musica d’insieme, in cui ci si può misurare con altri strumentisti, capire se si è all’altezza o meno di suonare in una band e, nel caso in cui fili tutto liscio, quella stessa band potrebbe iniziare a suonare in qualche locale di zona.

Fonte autorevole: abbiamo già detto che internet offre risorse al limite dell’infinito, il grande problema rimane orientarsi tra mille pareri e opinioni diverse o addirittura contrastanti. Poter fare riferimento ad un insegnante e al suo bagaglio di esperienze permette di avere una fonte sicura su cui fare riferimento per dissipare i propri dubbi. Se si è incerti su qualcosa se ne può discutere alla lezione successiva o con i più disponibili contattarli con la moderna messaggistica istantanea. Ogni insegnante può sciorinare una lista di domande e richieste, alcune sensate e alcune più pittoresche: “sabato devo suonare al pub, se mi lascia a piedi l’ampli cosa posso portarmi di riserva?” “un mio amico mi ha detto che Wish You Were Here è un blues minore… devo cambiare amico vero?” “la pedaliera mi fa rumore, ho letto che devo togliere la terra dall’alimentatore: ci provo o mi prende fuoco casa?”. Infatti un buon insegnante è in grado di gestire al meglio questo genere di dubbi e domande, cosicché l’allievo non si senta mai perso e possa beneficiare dagli errori e dalle esperienze vissute da chi ha di fronte.

Critico e motivatore: anche in questo aspetto un buon insegnante può fare la differenza rispetto ad avere solo se stessi come riferimento. Il ruolo dell’insegnante è cruciale in quanto deve sempre mantenere un equilibrio tra l’essere critico e motivare i suoi studenti. Bisogna sempre diffidare di quelli a cui va tutto bene e suona tutto alla grande tanto quanto di quelli che sarebbero capaci di sputare veleno pure su Andy Timmons. Gli insegnanti hanno il compito di camminare su una linea che putroppo è molto sottile: essere troppo duri potrebbe significare mortificare e scoraggiare il ragazzo, viceversa essere troppo accondiscendenti potrebbe lasciar adagiare il ragazzo e non farlo impegnare come dovrebbe. Sostanzialmente andare a lezione con un insegnante è come suonare con il compressore: quando siamo troppo giù riuscirà a darci una spintarella per ripartire, nei picchi di autostima (più o meno motivata) ci riporterà coi piedi per terra per continuare a migliorare, ma esattamente come un compressore riuscirà a darci un aumento medio di “volume” per il nostro studio.

In definitiva vorrei concludere chiarendo che non c’è affatto una categoria migliore dell’altra, sicuramente entrambe hanno delle peculiarità che sono anche ammirate e, in senso buono, invidiate dall’altra. Ho visto fin troppe volte atteggiamenti ingiustificabili di persone che sentenziano “eh vabbè quello va a lezione da una vita, è normale che sia bravo” oppure “seh vabbè, autodidatta! neanche saprà cos’è il circolo delle quinte”. Queste frasi e i pregiudizi che ci sono dietro sono semplicemente inaccettabili e anche per questo ho preferito non trattare gli aspetti negativi delle due scelte, che ovviamente ci sono, ma ho scelto di mantenere uno spirito positivo. La discriminante che porta ad un buon percorso per entrambe le tipologie è la sempre la dedizione e la determinazione con cui si affronta lo studio, indipendentemente dall’andare a lezione o meno. Spero abbiate piacere di commentare e farmi sapere la vostra opinione sull’argomento.
A presto!

Non è importante che tu sia autodidatta o vada a lezione, l’importante è correre a studiare!